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Mamma atopica

Aggiornato il: 1 ott 2019

Ciao a tutti!

Oggi mi riallaccio un pochino al tema dell'ultima volta: mia figlia.

Ecco, non l'avrei mai pensato, ma soprattutto da quando sono madre, "sento" di più la dermatite atopica. Certi momenti pesa come non mai, non perché io stia peggio, ma perché mi limita molto.

Adesso siamo qui sul lettone, io e lei. Andrea è al lavoro. La tengo in braccio mentre scrivo: si sta rilassando. E nel suo rituale di rilassamento, continua a piantare le sue piccole unghiette nella mia pelle. Unghiette malefiche: per quanto le si tagli, sono sempre taglienti come lame e pungenti come aghi! La mia pelle sottile e già sofferente non è l'appiglio adatto per questo tipo di antistress. Istintivamente, allontano le sue mani o mi ritraggo da lei. E poi mi rendo conto di che gesto orribile sto facendo.

Possibile che la dermatite atopica debba rovinare i momenti tra me e mia figlia?

L'allattamento è stato un momento critico.

Quando Victoria aveva poche settimane e la tenevo molto spesso attaccata al seno, avevo il petto costantemente umidiccio di latte, saliva, sudore. Per mesi è stato ricoperto di pustoline, croste, arrossamenti. Non riuscivo a smettere di grattare. I seni erano un sanguinamento continuo.

Poi Victoria è diventata un po' più grande e un po' meno... bavosa! Però ho iniziato a provare una sensazione strana durante l'allattamento, come se sentissi il latte scorrere sotto la pelle. Questa sensazione mi solleticava, così grattavo, grattavo, grattavo. E grattando facevo uscire altro latte. E la pelle umidiccia prudeva ancora di più. Questo mi succede ancora adesso.

Poi è arrivato il caldo. Victoria suda come una fontana. E il sudore, si sa, non è amico di noi atopici. Così mentre la allatto, la sua testolina gronda sul mio braccio e il prurito mi fa letteralmente impazzire. Invece di godermi questo momento, non vedo l'ora che finisca per potermi scorticare liberamente.

Questi momenti riesco più o meno a gestirli. Per lo meno, ho la sensazione di essere l'unica che paga le conseguenze della malattia. Ci sono momenti in cui, invece, ho paura che le conseguenze ricadano su di lei.

Quando, ad esempio, ho la pelle del viso rossa, o sottile, oppure quando ho le labbra tagliate, e lei con le sue ditine cerca di esplorare il mio viso. Io sento dolore. E sento che se mi tocca in quel modo, inconsapevolmente indelicato, peggiorerà la situazione. Così mi ritraggo, corro a mettere la crema e mi rattristo. Perché devo negare a mia figlia il contatto fisico?

È vero: non è sempre così. La tengo in braccio spesso, senza problemi, e stiamo a contatto in modi diversi. Mi rattrista il fatto di doverla, diciamo, rifiutare quando vuole giocare con me faccia a faccia

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