E' arrivato settembre!

Ciao a tutti!

Oggi lascio un attimo da parte il discorso creme (che sto approfondendo e che riprenderò), per parlare di un argomento un po' più personale, legato al cambio di stagione.


L'arrivo del freddo è, per noi atopici, un momento critico dell'anno (uno dei tanti!). Durante l'inverno, infatti, la pelle si secca più facilmente. Inoltre, utilizziamo capi di abbigliamento più pesanti e non sempre adatti al nostro problema: lana e tessuti sintetici sarebbero da evitare, ma non è sempre facile, specialmente per noi donne che vorremmo sempre mettere al primo posto il nostro stile personale e non il cotone bianco e insipido!

Personalmente, il problema più grosso lo ho alle mani, che sono già problematiche durante tutto l'anno (raramente non sfoggio tagli e ferite aperte), ma d'inverno è ancora più difficile averle lisce e intatte. Poi c'è il viso. La pelle del viso col freddo tira da matti, diventa tutta rossa, squama e le labbra si tagliano.


A dire il vero, però, quest'autunno non mi preoccuperanno né le mani, né il viso.

A preoccuparmi davvero sono le parole del dermatologo che ho visto un paio di mesi fa, quando gli ho chiesto se potevo evitare in qualche modo che a Victoria venisse la dermatite atopica. Ovviamente sapevo già che la risposta sarebbe stata negativa, ma mi sono sentita di fare comunque la domanda. Dovevo. Se mi dicessero che per evitarle la dermatite dovrei camminare i giorni pari sulla mano destra e i giorni dispari con la sinistra sui chiodi, lo farei senza pensarci due volte.

Il dermatologo, oltre alla risposta negativa, ha aggiunto: "Aspettate settembre. Se ha la dermatite atopica, ve ne accorgerete a settembre". Ha usato come riferimento settembre, intendendo genericamente la fine del caldo estivo.


Ed eccoci qua. Siamo a settembre.

Non fa ancora freddissimo, ma ci stiamo avvicinando alla fine dell'estate. Per ora non ho notato niente di strano sulla pelle di Victoria. Adesso ha dieci mesi. Mia madre mi ha sempre detto che i primi problemi li ho avuti a due anni. Non saprei dire se prima ci possano essere state delle avvisaglie, anche di poco conto. Comunque pare che il mio primo freddo lo abbia superato senza problemi evidenti. E così anche il secondo.

Durante la gravidanza mi sono documentata sulla possibilità statistica di passare la dermatite a mia figlia e ho chiesto anche informazioni al mio ginecologo. Un dato certo non c'è. Potrebbe averla, come no. Certo, essendo io l'unica atopica della famiglia, le probabilità non sono elevatissime. Se anche Andrea avesse lo stesso problema direi che avremmo praticamente la certezza di avere una figlia atopica. C'è da dire, però, che Andrea è un allergico e questo è un fattore influente. Io, ad esempio, sono figlia di un allergico senza dermatite atopica e di una non allergica, ovviamente senza dermatite atopica. Eppure...


La sua pelle adesso sembra perfetta: è liscia, bianca e morbidissima, come quella di tutti i bimbi piccoli. Dopo il bagnetto, la massaggio con l'olio di mandorle biologico. L'unica crema che uso è quella per il cambio. Cerco di evitare prodotti con ingredienti che potrebbero essere poco tollerati o che potrebbero scatenare una reazione allergica.


Oltre alla preoccupazione, entra in gioco anche un altro sentimento: il senso di colpa.

Non so proprio come mi sentirei se scoprissi che Victoria ha la dermatite atopica.

Se ripenso alla mia infanzia, devo dire che per me non è stato un gran problema. Un problema sì, certamente, ma diciamo che sono sempre stata abbastanza brava a farmene una ragione.

Un conto, però, è farsene una ragione per se stessi, un conto per il proprio figlio. Ripenso a tutto quello che ho vissuto io: il ricovero in ospedale, le sere in cui mia madre mi bendava prima di andare a dormire, le suppliche di legarmi le mani durante la notte per non grattare (ovviamente sempre inascoltate), le innumerevoli visite, le innumerevoli cure, le innumerevoli diete, le mattine a scuola con la faccia come un mostro, il disagio, le parti del corpo che tirano, il dolore nello stendere un braccio o una gamba... O nel sorridere; le palpebre gonfie, gli occhi... Gli occhi degli altri.

Vorrei avere la certezza che mia figlia non capirà mai niente di tutto questo, che non le farò mai questo dono maledetto. Vorrei avere la certezza di non essere la causa di un suo malessere, né fisico, né psichico, né emotivo. La dermatite non è solo un problema fisico: ti cambia dentro, più che fuori. Essere il "diverso" in mezzo agli altri (anche se lo tolleri bene) fa crescere in maniera differente e plasma la personalità. Per non dire poi che potrebbe minare l'autostima, dare insicurezza, rendere difficile la vita sociale. Tutte cose che, se penso a me, non mi importano molto: mi arrangerò. Se penso a Victoria, allora sì, sento un grosso peso sulle spalle. Se dovesse essere, cercherò di insegnarle come trarre forza da questo e come affrontarlo a testa alta. Però i piccoli non dovrebbero già preoccuparsi di affrontare problemi: è molto triste. Ci sono bimbi che combattono battaglie molto più difficili e dure, ma credo che nessuna battaglia sia giusta, quando si tratta di personcine così piccole.


Chi sa se fra voi c'è qualcuno con le mie stesse preoccupazioni, o magari qualcuno che non ha figli, ma a volte si pone le mie stesse domande. Vi invito sempre a commentare, in modo da darmi nuovi spunti e confrontarci: essere uniti è fonte di grande forza! :)


Vi aggiorno ancora brevemente sul mio stato, prima di salutare.

Stamattina mi sono svegliata con le arcate delle sopracciglia totalmente squamate e il labbro rosso. Durante la giornata la situazione è migliorata un pochino, anche se ho bisogno di idratare molto spesso le labbra e gli occhi. Tutto sommato, mi sto riprendendo dal fine settimana sregolato dal punto di vista alimentare, e sto abbastanza bene. Forse mi hanno anche aiutato le due lampade che ho fatto ultimamente. Certo, non è fototerapia, ma qualcosina fanno!

Un abbraccio,


Emma


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