Cos'è la

dermatite atopica?

Cercherò di spiegarlo in maniera molto semplice, prima da un punto di vista clinico, poi da un punto di vista personale.

Iniziamo con l'analizzarne il nome: "derma" sta per pelle. Dal suffisso "-ite", invece, è facile capire che stiamo parlando di un'infiammazione. La parola "atopica" deriva dal greco e indica l'assenza di un luogo preciso.

Stiamo quindi parlando di un'infiammazione della pelle che coinvolge tutto il corpo.

 

E' una malattia?

Se vogliamo definire la malattia come uno stato anomale di un organismo, allora si: la è. Ed è cronica, ossia senza possibilità di guarigione. Almeno fin'ora.

 

Le sue principali manifestazioni sono:

 

  • la secchezza cutanea,

  • il prurito.

Si tratta di un circolo vizioso, in cui è difficile distinguere quale sia la causa e quale sia la conseguenza. La pelle si secca, perde di idratazione, squama e diventa pruriginosa. Grattandosi, l'atopico non fa che aumentare l'irritazione e la secchezza cutanea, generando una maggiore necessità di grattare. E così via. Finché, spesso, di pelle da grattare non ne resta. Si formano così tagli, croste, vescicole, rossore, eritemi e, nei momenti peggiori, spesse lichenificazioni.

 

Le cause?

Non sono ben definite. Una volta, un dermatologo mi ha detto che sono più soggetti ad avere la dermatite atopica i figli di atopici o di allergici. Si tratterebbe quindi, almeno nel mio caso, di fattori genetici: mio padre era un allergico. Si sostiene che anche i fattori ambientali possano essere causa scatenante della dermatite atopica.

 

Perché succede?

Nell'atopico si verificano due condizioni sfavorevoli:

 

  • un deficit della barriera protettiva epidermica, che non lascia trattenere l'acqua necessarie per un'adeguata idratazione;

  • in seconda battuta, si assiste ad una risposta esagerata delle difese immunitarie alle aggressioni esterne.

 

Spesso, la dermatite atopica è associata ad asma e riniti (nel mio caso, alla rinite), perciò è più difficile da gestire durante il periodo delle allergie o in particolari condizioni (esposizione ad agenti chimici, pelo di gatto, polvere...).

E per me... Per noi, cos'è la DA?

A volte non è niente, a volte è fastidio, a volte è dolore.

Le varie fasi si alternano, un po' secondo le stagioni e un po' secondo fattori che non so ancora ben definire (forse lo stress o forse un simpatico fattore sorpresa). 

Quando è assente, va tutto bene e nessuno direbbe che ho la dermatite. Purtroppo però questa fase non la vivo da moltissimo tempo e sto alternando solo le altre due.

La "fase di fastidio" è facilmente gestibile. Si, le palpebre sono arrossate, gli angoli della bocca tagliati, qualche crosticina li e là, qualche chiazza rossa in viso e sul collo, la pelle che squama come fossi un rettile... Ma ormai ci sono abituata ed essere così per me è essere normale.

Quello che costituisce un vero problema è la "fase di dolore". Certi giorni in cui mi trovo in questa fase, se posso, non esco di casa. La pelle è talmente sottile e danneggiata che la minima brezza sul viso fa male, muovere le labbra per sorridere fa male,aprire la bocca per mangiare fa male, il prurito può essere talmente violento da arrivare a sanguinare in più punti. Le ripercussioni sull'umore, inutile dirlo, sono disastrose.

Potrei andare avanti a raccontare nei dettagli come ci si riduce in quei periodi, ma chi ha la DA lo sa bene e, comunque, non voglio cadere nel vittimismo: c'è sicuramente di peggio al mondo, lo sappiamo.

In questo blog affronterò i vari problemi legati alla DA nella vita di tutti i giorni: si accettano suggerimenti ed opinioni!

latopica.da@gmail.com

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